Davanti a questo disorientamento, cosa può muoverci ancora e riscattare la scena politica anche internazionale?
Anzitutto, se siamo leali con noi stessi, riconosciamo un ontologico, insopprimibile desiderio di pienezza in ciascuno di noi, tale per cui né gli slogan, né l’immobilismo ci soddisfano, e che può essere la sola fonte di energia capace di “rivitalizzarci” tutti: occorre ripartire molto concretamente dal riconoscerlo.
Ma veniamo al secondo passaggio: l’energia proiettiva di questo desiderio che abbiamo dentro, chiede un impegno, non in primis a cambiare le cose, quanto a cercare di riconoscere quegli ambiti dove le cose stanno GIA’ cambiando anche per iniziativa propria, per capirne le ragioni di un successo, nonché per riaprire ad una rinnovata speranza che il bello c’è e può addirittura crescere.
Già solo questo ci guiderà ad una prima valutazione di voto.
E come fare poi con il colore politico? Questo giogo attanaglia molti elettori come anche le coscienze di altrettanti operatori della politica – timorosi dell’inclemente bilancino dei voti; insieme a loro vogliamo ripeterci che il bene comune non ha in fondo un colore politico.
In un contesto partitico italiano ed internazionale povero di contenuti e che del silenzio o del bailame ha fatto i propri punti programmatici, spiace constatare come i leader dell’attuale governo italiano siano mancati più volte dalle sedute del Consiglio Europeo distratti dal consenso nazionale, demandando agli stati stranieri scelte nodali in tema di economia e strategia industriale. Fa specie constatare che l’Italia festeggi un PIL dello 0,2% quando tutti gli stati dell’Unione viaggiano sopra l’1,1% e - quando c’è chi ha approvato a Bruxelles emendamenti per portare dal 40 al 50% il finanziamento europeo a fondo perduto su grandi opere viabilistiche in territorio nazionale (si pensi al 3° valico ed all’importanza che assumeranno per l’import-export europeo i porti di Genova e Triste con l’imminente raddoppiamento del canale di Suez) - ancora ci si soffermi, dopo anni, in mesi di discussioni sulla TAV per tenere attaccato il respiratore a questo governo di “incompatibili”. Cosa dire poi del lavoro? Per il quale solo un giudizio di respiro europeo può bilanciare tra il cannibalismo “pro dumping” cinese e l’immobilismo di un certo garantismo anche italiano.Temi non di poco rilievo…
Quanto a noi, civici non significa certo insensibili agli equilibri – soprattutto in questa tornata europea dove del colore partitico non si potrà fare a meno - ma siamo tranquilli: chiunque decideremo di sostenere, se leale e sincero nella ricerca del bene comune secondo quanto detto sopra, non potrà che trovarsi capace di una nuova “trasversalità politica”, capace di cogliere il buono per il buono (a prescindere dal colore di provenienza appunto) e quindi imprevedibilmente fecondo. Questo ci rasserena in tutto il peso del nostro voto.
Urgono elettori consapevoli e responsabili: abbiamo davanti una grande opportunità e – se abbiamo a cuore noi stessi ed il futuro dei nostri figli – il voto europeo sarà un’occasione privilegiata di cui solo essere grati.

Alessandra Aiosa - Capogruppo Identità Civica
Federico Pogliaghi - Consigliere Identità Civica
Gabriele Ghezzi - Consigliere Identità Civica

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Informazioni aggiuntive