di ROBERTO MARRACCINI – E’ dell’altro giorno la notizia che la città di Sesto San Giovanni, ex Stalingrado d’Italia e da pochi mesi governata dal centro-destra, ha deciso di intitolare una Via a Bettino Craxi. Oltre a questa figura che, volenti o nolenti, fa parte della storia italiana del recente passato (non voglio in questa sede dare giudizi), è stato deciso – forse per compiacere la componente leghista della maggioranza sestese – di intitolare un giardino a Gianfranco Miglio di cui si è festeggiato, proprio la scorsa settimana, il centenario della nascita.
L’intitolazione delle vie, piazze ecc. è di competenza comunale – della Giunta – e da sempre, a seconda dei mutamenti del colore politico dei governi cittadini, si interviene a modificare la toponomastica, onorando i propri riferimenti politico-culturali. Miglio, invece, è in questo frangente, un caso particolare. Dovrebbe venire adorato e quindi ricordato dai Comuni a guida leghista, ma ciò accade di rado. E allora ci ha pensato un Sindaco di centro-destra, di Forza Italia per la precisione. Fin qui, nulla di particolare.
Ma sono state le motivazioni – rilasciate ai media dal sindaco Roberto Di Stefano – del perché sia giusto onorare, con l’intitolazione di un giardino, la memoria di Gianfranco Miglio a lasciarmi alquanto perplesso: “È stato un importante giurista e politologo del recente passato. Un innovatore che, prima di ogni altro, ha intuito l’importanza del federalismo e della sussidiarietà come valorizzazione dei territori”.
Ed ecco che qui casca l’asino. Quando ho letto la parola sussidiarietà sono rimasto di sasso. E perché? Perché Miglio non amava nella maniera più assoluta il principio di sussidierità, soprattutto – cosa ormai imperante in questo Paese – se lo stesso viene accostato ed utilizzato per veicolare il federalismo. Perché federalismo e sussidiarietà sono due cose diverse.
Miglio era chiarissimo e non lasciava spazio a dubbi circa il suo netto rifiuto del principio di sussidiarietà come strumento per iniziare a creare un sistema federale: “Io il principio di sussidiarietà non l’ho mai amato, ma siccome riscuote tanto favore […], mi sono convinto che non si possa ignorare. Però dovrebbe essere ammesso solo per le nuove competenze […] Bisogna essere franchi sulla sussidiarietà, per quanto sia di moda il termine. Come principio della filosofia sociale cattolica, mirante a ritagliare spazi di autonomia per individui, chiesa e famiglia nei confronti del potere politico, io lo apprezzo. Ma come principio costituzionale per la ripartizione delle competenze, in Europa, o in una qualunque Comunità politica, si rivela, come minimo, inadeguato alla bisogna e in realtà come centralista. Infatti, chi ha il potere di sussidiarsi nei confronti di un livello di governo inferiore è titolare a tutti gli effetti delle competenze: la sussidiarietà crea un sistema di decentramento unitario, che non ha nulla di federale. Uno studioso australiano ha dimostrato che sussidiarietà e gerarchia sono la stessa cosa. Il vero arcano della sussidiarietà è il principio gerarchico” (Federalismo e Secessione. Un dialogo, Mondadori, 1997, pagine 114-115).
Questa è, invece, la risposta a una domanda sulla validità o meno del principio di sussidiarietà che il il Prof. Miglio diede – nel 1994 – nel corso di un’intervista: “Le dico subito le mie riserve sul principio generale di sussidiarietà. L’idea che per ogni livello di governo siano individuabili delle competenze che spettano a quel livello è semplicemente un modo di ricostruire lo Stato unitario. Mentre per essenza una struttura federale è una struttura a pluralità di sovranità concorrenti, cioè non a piramide. Perciò se sono tutti scomponibili va bene, ma se si crea una struttura in cui ciascuno ha un posto in relazione alle funzioni che deve svolgere finché si arriva alla funzione suprema, è fatto uno Stato unitario”.
Ecco cosa sosteneva Miglio sulla sussidiarietà. Ecco perché, prima di intitolare strade, piazze, vicoli ecc. a personaggi del passato, sarebbe utile – forse – conoscerne a fondo il pensiero. Il Sindaco avrebbe potuto interpellare la componente leghista della maggioranza su Miglio. Già. Ma forse lo ha anche fatto.

Peppino

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