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Felice Cagliani ex Presidente del Consiglio Comunale scrive al Sindaco di Sesto San Giovanni.

Egregio Signor Sindaco
a un anno dalla sua elezione anche per noi cittadini è tempo di bilanci.
Per l’affetto che mi lega a questa nostra città, pur non avendo più responsabilità di governo, sento ancora forte il diritto della partecipazione attiva e perciò il dovere di manifestarle alcune mie preocccupate riflessioni circa la sua attuale gestione.
Appena insediato Lei ha giurato sulla Costituzione Italiana - la carta fondativa della nostra comunità, scritta da chi ha contribuito alla guerra di Liberazione dal nazi-fascismo - e il sindaco di Sesto San Giovanni è sindaco di una città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza e quindi ha il diritto-dovere di presenziare a tutte le manifestazioni che fanno memoria, “per non dimenticare”: ci sono date che appartengono alla nostra storia e nessuna amministrazione può chiamarsi fuori.
Ho letto quindi con grande sofferenza non solo l’imbarazzo da parte sua a garantire la presenza del gonfalone ad alcune manifestazioni “storiche”, ma addirittura la recente mancata partecipazione della nostra città, per il secondo anno consecutivo, alla manifestazione di Bologna.
Signor Sindaco per questo motivo io non mi sento rappresentato da Lei e dalla sua giunta.
La nostra città è sempre stata una città molto vivace e presente agli appuntamenti della storia perché ha sempre avuto una rete di associazioni molto estesa, rappresentativa dei molti interessi dei cittadini, nelle quali la figura del volontario è prevalente: è il fondamento e la ricchezza della nostra comunità.
Pensi che l’avevano capito anche i suoi attuali alleati che hanno voluto in città una sede ad hoc, la “Casa delle Associazioni”.
Ora può essere che alcune di queste avessero difficoltà di vario genere e soffrissero di inadempienze contrattuali o operassero in regime di convenzioni scadute, ma da lì ad intimare la chiusura degli spazi esistono mille altre varianti legali che lei non ha nemmeno voluto prendere in considerazione, disattendendo tra l’altro quanto previsto dall’art.118 della Costituzione.
Signor Sindaco per questo motivo io non mi sento rappresentato da Lei e dalla sua giunta.
Sesto San Giovanni è da sempre città dalle porte aperte: lo è stata nel 1951 quando ha offerto le proprie case a chi aveva subito la rovinosa alluvione del Po; lo è stata pure lungo tutto il periodo precedente al 1940, quando ha ospitato masse operaie provenienti prima dalla Brianza, poi dalla Bergamasca e in anni successivi da molti paesi del Sud Italia (forse è stato così anche per la sua famiglia?). Anche allora l’accoglienza è stata faticosa, ma proprio questo ha contribuito ad arricchire il tessuto civile della nostra città.
Ora siamo chiamati a rispondere ad una nuova immigrazione, la cui gestione è certamente molto più faticosa della precedente per tanti motivi, ma anche stavolta in città si era trovata una soluzione che, nel tempo, ne sono certo, avrebbe favorito la nascita di una nuova comunità facendo di Sesto, ancora una volta, un esempio per l’intera comunità nazionale: sestese non è tanto colui che è nato a Sesto San Giovanni, ma chi cammina nel solco della storia di questa città.
Lei ha interrotto questo percorso con scarsa lungimiranza e poca intelligenza politica; mi creda, signor Sindaco, io mi sentirei più sicuro se tutti loro potessero pregare in un luogo autorizzato e aperto alla città piuttosto che farlo in diversi scantinati privati, in condizioni di scarsa sicurezza e senza nessun controllo.
Signor Sindaco per questo motivo io non mi sento rappresentato da Lei e dalla sua giunta.
Anche sul tema della casa, Sesto San Giovanni è sempre stato il Comune di riferimento a livello metropolitano: guardavano a noi per sapere come affrontare al meglio il problema. Consapevoli della gravità del problema e in assenza di politiche nazionali sulla casa, con una legge regionale non più adeguata ai tempi, avevamo un controllo efficace contro le occupazioni abusive, avevamo aperto collaborazioni con la banca locale e con i singoli cittadini per trovare affittanze, mobilitato cooperative sociali per interventi di piccola manutenzione; il tutto era condiviso nella commissione specifica che vedeva la presenza dei sindacati, consiglieri comunali e assessorati competenti.
Non comprendendo che le affittanze in accordo con i privati servivano anche a condividere il problema con l’intera comunità sestese, Lei ha ritenuto tutto questo uno spreco di soldi, affermazione non vera, e deciso di chiudere anche questa esperienza originale.
Signor Sindaco per questo motivo io non mi sento rappresentato da Lei e dalla sua giunta.
La politica è insieme azione e visione o non è: se manca la prima la seconda è pura velleità, se manca la seconda la prima diventa semplice gestione.
La visione: da ormai troppo tempo l’amministrazione precedente era fortemente impegnata a costruire una nuova identità cittadina con il progetto “CITTA’ DELLA RICERCA E DELLA SALUTE”: il modo più intelligente per dare una nuova funzione ed un futuro certo alle aree dismesse dalla grande industria.
L’azione: su questo progetto c’era una attenzione quasi maniacale con riunioni settimanali che seguivano le vicende, purtroppo non sempre lineari, affinché questo progetto venisse realizzato quanto prima.
Da un anno a questa parte ero invece fortemente preoccupato dal suo silenzio in merito, fino a che ho letto che finalmente è stato firmato l’atto ufficiale della cessione definitiva delle aree Ex-Falck alla Regione; peccato non aver sentito da parte sua, in questa occasione, parole di ringraziamento alle amministrazioni precedenti, ma neppure aver riconosciuto l’errore di aver votato contro quando era consigliere di opposizione: la politica è un’arte nobile e la nobiltà Le fa difetto.
Signor Sindaco per questo motivo io non mi sento rappresentato da Lei e dalla sua giunta.
In questi anni di grandi trasformazioni molti nostri dirigenti e funzionari hanno maturato conoscenze e competenze importanti e costruito relazioni, con enti superiori, fondamentali per portare a compimento i tanti progetti di rinascita della città: una ricchezza per la nostra comunità.
Sono perciò rimasto molto amareggiato nel leggere le dimissioni di diverse figure dirigenziali in questo primo anno della sua amministrazione senza che Lei sia riuscito a trattenerli: Sesto San Giovanni da sempre Comune che attraeva intelligenze e competenze è diventato un Comune da evitare.
Signor Sindaco per questo motivo io non mi sento rappresentato da Lei e dalla sua giunta.
Poi ho letto del suo rifiuto ad iscrivere all’anagrafe un bambino perché figlio di due madri e il suo analfabetismo civico mi ha lasciato senza parole.
Signor Sindaco quando uno assume la carica di sindaco, assume su di sé l’incarico di rappresentare tutti i cittadini e io non mi sento rappresentato da Lei e dalla Sua Giunta; volevo solo che Lei lo sapesse.
Distinti saluti.
Felice Stefano Cagliani

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