Notizie da Sesto San Giovanni " Il corvo Parlante "

Cosa fare oggi nel caso Genova di Celestino Pedrazzini.

Dopo che ormai tutti dissetano su ponti e possibili soluzioni a seguito della tragedia del viadotto di Genova, mi permetto di dire anche la mia.
Nel 2004 mi capitò l'occasione di vedere il ponte Akashi “il ponte con la più lunga campata al mondo”. Lo percorsi nella strada di servizio sottostante l'impalcato ed ammirai questa grande opera dell'ingegneria. Ebbi pure la possibilità di parlare con i progettisti del ponte ponendo alcune domande non di routin di cui ricordo bene il sunto.
La costruzione durò circa dieci anni anche a causa di in fatto poco raccontato. Un terremoto disastroso colpi la zona di Kobe con molte vittime (6,8 grado). La struttura quasi completata, subì delle deformazioni perché i piloni alti circa 260 m si spostarono, allontanandosi tra loro di oltre 1 metro; uno in particolare subì anche un cedimento di qualche decina di cm ed uno laterale di circa 1 metro; i cavi della campata si alzarono in mezzeria di qualche metro Teoricamente era stato ipotizzato che il tutto doveva resistere a terremoti simili, anzi a terremoti ben più gravi.
A quel punto tutto si fermò tanto che si discusse se completare o meno l'opera.
Su questo iniziai le mie domande, su come era stata effettuata la scelta di continuare. Mi fu risposto che bisognava completare l'opera per orgoglio e come esempio per il paese che con sforzi immani stava ricostruendo le aree danneggiate dal sisma. Continuai chiedendo al progettista se, visto le difficoltà trovate avrebbe o meno rifatto una simile opera, annuì ma non rispose. Spesso guardando bene negli occhi si comprendono i motivi dei silenzi.
Quanto sopra per chiarire come ogni grande opera di ingegneria” in particolare i ponti”possono riservare situazioni non previste e per questo vanno opportunamente manotenute e monitorate.
Cosa fare ora nel caso Genova?
Soluzione all'italiana ove prima va ricercato il colpevole e poi se vi è tempo la soluzione? Oppure prendere lo spunto dal caso precedente, con orgoglio ed adattandolo alla nostra realtà, risolvere il problema?. Per la prima soluzione, si farà la fortuna di periti ed avvocati, l'elenco è già pronto guardando tutte le interviste rilasciate con i vari distinguo; col tempo tutto finirà con buone probabilità che a pagare saranno i cittadini. “vedi percentuali di contenziosi tra stato e privati favorevoli o meno. Un probabile motivo sarà che se chi ha ricevuto un bene in concessione dimostrerà che nel bene vi era un difetto “occulto”, non previsto o prevedibile le responsabilità non possono essere tutte del concessionario e via dicendo.
Nel frattempo il panorama di Genova avrà alle spalle un rudere e l'incremento di traffico sulle strade alternative statisticamente creerà ulteriori vittime.
Nella seconda, l'orgoglio ligure dovrebbe avere il sopravvento e pretendere la ricostruzione nel minor tempo possibile. L'unico con risorse, tecnica ed operatività non può essere che il concessionario (essendo in corso opere di manutenzione ha tutta la documentazione necessaria). Le tecniche ci sono e l'utilizzo di nuove tecnologie di ripresa “telecamere, droni, ecc” per il tempo necessario dovrebbe minimizzare il tempo di sequestro che l'inchiesta, aperta della magistratura, richiede. Questo non vuol dire fare sconti, chi ha sbagliato è giusto che paghi, ma nel contempo è scorretto che chi ha avuto danni,i genovesi in primis, i cittadini italiani poi, debbano suberne altri in attesa di scelte che verranno. Per pura scaramanzia, soluzione all'italiana per dieci annni non si vedrà nulla, solo carte ed interviste; l'altra soluzione poco più di un anno e Genova ritornerà alla sua vita. Vedo l'ipotesi di variante come il famoso asino di Buridano, per non scegliere se prima bere o mangiare morì d'inedia. Sono comunque ottimista perché i Genovesi sono un popolo orgoglioso, non certo rappresentati da una minoranza che ad un funerale si esprime come allo stadio con fischi o boati di parte.

Celestino Pedrazzini

ingegnere civile, curioso su grandi opere di ingegneria umana, che ha avuto la possibilità di attraversare, a piedi, i più grandi ponti al mondo; per alcuni nella strada di servizio sottostante l'impalcato, è salito in cima a vari piloni degli stessi e parlato con progettisti dell'opera.
Questo ad Osaka, Copenaghen, San Francisco, Sidney, New York.

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